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Il terremoto nell’anima: le ferite invisibili del sisma

di Tiziana Mazzaglia
terremoto
di Tiziana Mazzaglia
I terremoti non colpiscono solo le case, le strade, le città. Colpiscono le persone, la loro memoria, la fiducia nel mondo, il senso di sicurezza quotidiana. Quando la terra trema, trema anche l’anima: il corpo può sopravvivere, ma la mente resta scossa, ferita, disorientata. L’esperienza di un terremoto lascia spesso dietro di sé un trauma psicologico profondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che fino al 30% delle persone esposte a catastrofi naturali sviluppi forme di disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Le vittime, soprattutto se bambini, anziani o persone fragili, possono manifestare insonnia, attacchi di panico, ipervigilanza, ansia cronica, incubi e difficoltà relazionali. Il trauma non riguarda solo chi ha perso una casa o una persona cara, ma anche chi ha vissuto la paura dell’improvviso, dell’imprevedibile. Dopo un sisma, il suono di un rumore improvviso può evocare terrore, il semplice passaggio di un camion può sembrare una scossa. La fiducia nel “terreno sotto i piedi” – simbolo di stabilità esistenziale – viene incrinata. In molti casi, le comunità si stringono nel dolore, ma serve anche un supporto psicologico strutturato. La psicologia dell’emergenza è fondamentale per aiutare i sopravvissuti a riconoscere le emozioni, elaborare il lutto e ritrovare un senso nel caos. Come ha scritto Primo Levi: «Comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Conoscere il dolore invisibile che segue un terremoto è il primo passo per ricostruire, non solo ciò che si è perso, ma ciò che può ancora rinascere.

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