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Il rapporto tra tecnologia e relazioni umane

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana MazzagliaIL RAPPORTO TRA TECNOLOGIA E RELAZIONI UMANE

C’è stato un tempo in cui per sentire una persona lontana bisognava aspettare una lettera, una telefonata o un incontro. Oggi bastano pochi secondi, un messaggio inviato da uno smartphone, una videochiamata dall’altra parte del mondo, una fotografia condivisa in tempo reale. Eppure, paradossalmente, nell’epoca della connessione permanente cresce la sensazione di essere sempre più soli. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di comunicare, abbattendo distanze che per secoli hanno separato famiglie, amici e comunità. Secondo numerose ricerche internazionali, ogni individuo trascorre mediamente diverse ore al giorno davanti a uno schermo, alternando social network, chat e piattaforme digitali. Siamo costantemente raggiungibili e costantemente connessi, ma la quantità delle interazioni non coincide necessariamente con la qualità delle relazioni. È un paradosso che attraversa il nostro tempo. Il sociologo Zygmunt Bauman parlava di relazioni liquide. Anche il cinema ha raccontato questo fenomeno nel film Her, diretto da Spike Jonze, in cui un uomo si innamora di un’intelligenza artificiale. Le piattaforme digitali hanno certamente creato opportunità straordinarie, ma la comunicazione mediata da uno schermo spesso elimina dettagli fondamentali dell’incontro umano: uno sguardo, una pausa, un silenzio, un gesto spontaneo. Antoine de Saint-Exupéry ricordava ne Il Piccolo Principe che l’essenziale è invisibile agli occhi. Forse oggi quell’essenziale rischia di perdersi dietro notifiche, algoritmi e flussi continui di informazioni. La tecnologia non è il problema e nemmeno la soluzione. È uno strumento che amplifica ciò che siamo e il modo in cui scegliamo di utilizzarla.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale

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