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Il gioco infinito tra autore e lettore

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Il processo creativo non conosce fine: è un viaggio che si rinnova ogni volta che la mente umana tenta di dare forma all’inesprimibile. Ogni opera d’arte, poesia o pensiero non è che una tappa temporanea, un frammento visibile di un flusso più profondo e inesauribile. Pablo Picasso lo disse con chiarezza disarmante: «Puoi lasciare una tela dicendo di aver finito, ma non puoi mai dire la parola fine.» Un’opera si lascia, ma non si conclude: resta viva, incompiuta nella sua essenza, sempre suscettibile a nuove letture, a nuovi sensi. In letteratura, questa idea si ritrova nelle pagine di Marcel Proust, dove la scrittura è memoria in divenire, un tentativo continuo di catturare il tempo interiore. Anche Italo Calvino scriveva che «scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto», un gioco infinito tra autore e lettore. La filosofia ha da sempre riflettuto sull’incompletezza dell’atto creativo. Nietzsche, nel suo Zarathustra, esalta il divenire sopra l’essere, affermando che la vita è valore solo se si trasforma, se resta inquieta. Anche per Kierkegaard, l’esistenza autentica è sempre in tensione, mai chiusa in una forma.

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