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Il fumetto: arte e passione raccontate per immagini

Intervista al Prof. Luigi Formola

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Il fumetto è un linguaggio ricco, capace di coniugare immagini e parole per raccontare storie profonde, ironiche, avventurose o intime. Negli ultimi anni è stato riscoperto non solo come forma d’arte, ma anche come strumento educativo e formativo, soprattutto per i più giovani. Ho pensato di intervistare il Prof. Luigi Formola di raccontarci il valore e la complessità di questo medium. La sua formazione è molto valida e consolidata: pluri laureato in Scienze della Comunicazione, in Comunicazione pubblica e d’impresa e in Lingue e Culture Europee; Ha studiato sceneggiatura presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma; Si è abilitato come docente nelle scuole secondarie di secondo grado. È sceneggiatore e autore di fumetti/graphic novel, ma anche scrittore. Collabora con case editrici come Edizioni NPE, Shockdom, Saldapress ed editori francesi come Jungle e Ankama. Alcune pubblicazioni:

• Auf Wiedersehen, Pulcinella! (2021) — graphic novel sulla vita di una famiglia italiana emigrata in Germania negli anni ’70. 

• Il mondo in un punto fisso (2024) — graphic novel che racconta la storia di un ragazzo autistico di 15 anni, e il mondo della scuola, dell’inclusione. 

• La rapina del secolo. Milano Criminale (2020) — a fumetti, adattamento criminal‐noir ambientato in Milano anni ’60. 

Temi ricorrenti e stile:

• Tende a scegliere storie con forte valenza emotiva, legate alla realtà (“slice of life”, crescita personale). Ad esempio, nell’intervista dice che cerca l’emozione – “quando chiudo un volume e sento rimescolarsi sensazioni contrastanti…” 

• Il contesto educativo e sociale: il suo lavoro come docente di sostegno entra nelle sue storie, in particolare Il mondo in un punto fisso parla di autismo, scuola, inclusione. 

• Ambientazioni talvolta biografiche/familiari: l’opera su emigrati è basata anche sul passato della sua famiglia. 

• Collaborazione tra autore, disegnatore, editore: cura la sceneggiatura, si affida a disegnatori specifici per dare forma visiva.

«Ringrazio il Prof. Luigi Formola e gli chiedo di parlarci di lui»

«Buonasera a tutti. Sono Luigi Formula e nella vita ho due professioni molto differenti tra di loro, ma allo stesso tempo simili, perché nella quotidianità sono docente di sostegno, insegno in un Istituto d’istruzione superiore di secondo grado e allo stesso tempo sono scrittore e sceneggiatore principalmente di fumetti e graphic novel: quindi parallelamente porto avanti entrambe le attività. La mia formazione scolastica in generale, comprende la laurea in comunicazione d’impresa e in lingue e quindi sono sempre stato affascinato dal mondo del marketing, della comunicazione e questo mi ha portato anche poi a specializzarmi sul fumetto, in quanto ho studiato sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma nel 2013 post laurea e da lì ho iniziato a lavorare anche nel mondo dell’editoria, prima come ufficio stampa e poi ho iniziato come traduttore e sceneggiatore di fumetti e di narrativa, appunto scrivo anche romanzi. Quindi, questo è il mio decimo anno di attività continua fortunatamente, continuo a pubblicare con case editrici e quindi questo mi permette di avere un’esposizione sia in pubblico sia appunto in libreria e attualmente sto pubblicando sia nel mercato italiano sia nel mercato francese: infatti collaboro con editori francesi e le mie ultime due opere sono uscite proprio nel mercato francese e poi arriveranno sul mercato italiano. Questa sostanzialmente è la mia formazione sia come docente che come sceneggiatore».

«Apro l’intervista chiedendoLe perché oggi è ancora importante scegliere il fumetto come mezzo per raccontare una storia? Che cosa offre rispetto ad altri linguaggi?»

Il fumetto è un media complesso e organico – dico io- perché differentemente dalla narrativa, la narrativa è molto a favore del lettore: l’autore scrive un’opera, dà le linee guida e poi lascia l’immaginazione del lettore creando una sorta di patto tacito tra autore e lettore perché ecco il lettore deve fare il gioco di immaginarsi determinate situazioni, cioè lo scrittore dà le linee guida e il lettore fa il resto. Con il fumetto è un discorso molto più complesso, perché per quanto ancora oggi è stigmatizzato come un linguaggio per la storia del fumetto è estremamente complesso. Perché dico questo? Perché il fumetto nel suo essere organico è sia letteratura, è sia cinema, è sia arte visiva come pittura, immagini, perché questo? Perché nel linguaggio fumetto lo scrittore ha delle linee guida ben chiare al lettore per approntare l’inizio della storia. Cosa significa questo? Che quando lo scrittore insegna l’inquadratura a questa visuale, quindi tu al lettore non dai semplicemente un’immagine totale della scena, ma tendi molto ad incalanarlo. Esempio, una descrizione di un personaggio, tu descrivendolo nella totalità dà indicazioni su cosa soffermarsi, ma in un fumetto, essendo vignetta per vignetta, bisogna essere ben dettagliati nel descrivere la scena. Perché oggi è ancora importante raccontare attraverso fumetti? Proprio per questo motivo, perché attraverso il fumetto, innanzitutto, io dico sempre che il fumetto è un primo approccio alla lettura per i ragazzi, e diventare lettori in questo senso in tarda età diventa sempre più difficile. Io, nella mia formazione, sono lettore di narrative e di fumetti sin dall’infanzia. Una domanda che fanno spesso è come si diventa sceneggiatori di fumetti o in generale scrittori? Leggendo! Prima di essere scrittori e sceneggiatori bisogna essere lettori. Bisogna nutrirsi costantemente di questo mezzo, di questo media, ma anche di altri. Ad esempio io, per migliorare la creatività, perché la creatività va allenata, ecco, le idee vanno allenate, mi nutro costantemente di cinema, narrativa, serie tv, musica, che sembra un elemento non importante, invece lo è. Ancora, perché è importante il mezzo fumetto per la narrazione? Perché attraverso il fumetto si può conoscere la realtà. Io sin da ragazzino, attraverso racconti a fumetti, ho imparato tanto sulla storia, ma allo stesso tempo della realtà contemporanea. Perché? Perché il fumetto cosa deve fare? Deve raccontarti una storia, certo, ma deve raccontarti anche un contesto. Quindi attraverso il contesto si può apprendere. Faccio un esempio banalissimo. Io sono un grande lettore di Dylan Dog, che è un fumetto nato negli anni ottanta e io ho iniziato a leggere Dylan Dog quando avevo dodici anni. Una storia in particolare di Dylan Dog parlava del IRA, che è uno dei movimenti terroristici irlandesi tipico degli anni ottanta. Io ragazzino dodicenne, ho imparato che cos’era quel movimento, ma in una storia che parlava di incubi e di fantasmi. Per questo il fumetto ti dà una visione a 360 gradi sul mondo che ci circonda».

«Come nasce un fumetto? Ci puoi descrivere le fasi principali del processo creativo, dall’idea iniziale alla realizzazione?»

«Il fumetto nasce appunto da un’idea, da una semplice idea che può essere anche semplicemente raccontata in due righe. Quello lì si chiama proprio il pitch della storia. Quando, porto proprio un esempio su questo qui che è l’ultimo libro uscito in Francia, che ho scritto io e Dario Custagliola per i disegni di Albe Longo, come è nata questa storia? È nata in questo modo. Io e Dario, l’altro sceneggiatore, ci siamo detti, ok, raccontiamo la storia di un ragazzo che ha problemi familiari, quindi ha una situazione familiare complessa, ma allo stesso tempo raccontiamo una storia assoluta. Il protagonista che è Edison è un ragazzino con disabilità, quindi noi ci siamo detti di raccontare una situazione familiare problematica, complicata, attraverso lo sport, quindi raccontando per un pubblico adolescenziale. Infatti il target di questo fumetto è dagli 8 ai 14 anni. Siamo partiti proprio da questa idea, quindi così parte innanzitutto la nascita di un’idea. Che cosa si vuole raccontare? Come si vuole raccontare? Perché è naturale, in base a come vogliamo raccontare una storia, cambia il tono della storia. Ad esempio, in un altro gaffanone pubblicato nel 2021, aveva un taglio molto più per adulti, quindi non poteva essere estremamente ironico, cosa che invece è stata overshot club, quindi il come raccontare e il cosa raccontare cambia l’inizio del progetto di una storia. Quindi, come parte? C’è l’idea, ok? Prima cosa si scrive un soggetto, un soggetto non dettagliato, ma semplicemente un soggetto di massimo una cartella che serve a darci l’idea di qual è il mood, qual è l’atmosfera della storia e soprattutto cosa si vuole raccontare, progettare una storia. In questo proposal si inserisce un soggetto più dettagliato in cui andiamo a, si dice, scalettare la storia, cioè quindi andiamo a raccontare punti per punti quali sono i tratti salienti della storia. Si sceneggiano alcune tavole, quindi io sceneggiatore vado a scrivere la sceneggiatura di una scena che poi il disegnatore realizzerà. Nella sceneggiatura di una scena, di un progetto che si vuole proporre a un editore bisogna essere molto a fuoco perché bisogna raccontare qual è l’atmosfera e le personalità dei personaggi in pochissime pagine, quattro-cinque tavole, quindi in quelle tavole bisogna dare tutto il senso della storia. Quindi abbiamo detto l’idea, dopo l’idea si scrive un soggetto, poi si inizia a porre la base per proporre a un editore perché spesso funziona così, si hanno contatti con editori e si propone la storia. Ovviamente questo non è un momento in cui si è pubblicato, ma anche se sei un autore emergente ci sono tante volte delle call, quindi delle chiamate da parte di editore per cercare nuovi progetti. Una volta appunto che è pronto il proposal, quindi il progetto che si vuole proporre, lo si invia all’editore. Una volta immaginavo che il progetto sia piaciuto all’editore e quindi si decida di pubblicarlo, cosa si fa? Innanzitutto si firma un contratto e poi si inizia a scrivere tutta la sceneggiatura. Io sono per la scuola scrivere tutta la sceneggiatura prima e poi far iniziare a lavorare il disegnatore, perché? Perché molto spesso uno degli errori, ecco un consiglio che do a chi si vuole approcciare alla scrittura, non esiste che si inizi a scrivere una storia senza sapere il finale, anzi quando si scrive una storia è importante che si dica ok inizio in questo modo, finisce in quest’altro modo, devono essere i due paletti fondamentali. Tutto ciò che avviene in mezzo tra l’inizio e la fine può essere variabile, perché mi è capitato anche proprio con, parlo proprio di Overshot Club, noi avevamo impostato che il protagonista principale fosse Edison, questo qui, ma mentre scrivevamo Egon, che è l’altro personaggio, ha iniziato ad avere rilevanza maggiore, quindi abbiamo fatto una piccola deviazione, abbiamo dato più importanza anche ad Egon come personaggio e per questo dico sempre, importante inizio e fine, in mezzo lo si può variare. Una volta che è pronta la sceneggiatura si passa ai disegni, ci sono molti autori che sono autori unici, quindi scrivono e disegnano la storia, non è il mio caso, io sono una capra a disegnare, quindi collaboro con tanti disegnatori per i progetti e la prima fase di lavoro di un disegnatore è quello dello storyboard, cioè quindi diciamo lo schema delle tavole, cioè immaginare come sarà la tavola in base alla sceneggiatura scritta. Dopo gli storyboard si passa alle matite, dopo le matite alle chine, cioè quindi definire quello che è stato disegnato e infine ai colori e qui solitamente termina il nostro lavoro di appunto di lavorazione sul progetto, si passa poi al lettering, all’impaginato, alla stampa e così via, quindi queste sono tutte le fasi. Ma per rispondere proprio brevemente alla domanda, come nasce un’idea? Si deve voler raccontare qualcosa, cioè anche a livello educativo tra virgolette, cioè che cosa si vuole lasciare da quella storia? Perché si decide di raccontarla? Qui volevamo appunto con Overshot Club, volevamo raccontare una storia familiare complessa ma attraverso uno sport che detto così può sembrare semplice ma poi nel concreto diventa complicato nel momento in cui si pongono le basi».

«Secondo Lei, in che modo il fumetto può contribuire alla formazione dei ragazzi, sia a scuola sia nella loro crescita personale?»

«Allora, questo è un tema caldissimo Tiziana, perché ogni anno puntualmente all’inizio dell’anno scolastico una delle domande che faccio in più per sondare il terreno degli alunni, dei nostri studenti è qualcuno legge fumetti e in una classe saranno uno, due ma sto già giocando al rialzo cioè nel senso spesso nessuno legge fumetti, nessuno legge in realtà e quindi questa cosa qui è un malus dal punto di vista della formazione dei ragazzi. Perché dico questo? Perché spesso qualcuno legge in realtà ma proprio per quello stigma che dicevamo all’inizio, perché sì i fumetti sono per il pubblico infantile o per gli adolescenti, non è assolutamente vero, ci sono fumetti che raccontano storie per adulti: faccio un esempio “Maus” di Spiegelman che è una delle storie più vendute nel panorama del fumetto racconta la storia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale attraverso dei topi antropofizzati. Ok, quindi, spesso si crea questo problema con i ragazzi che hanno quasi “vergogna” di dire che leggono fumetti. In realtà quella quella fase della vita lì l’adolescenza è sempre una ricerca identitaria, perché è importante leggere fumetti, perché si capisce anche chi si vuole essere nella vita può sembrare un paragone esagerato: in realtà quando si legge che siano fumetti, ma narrativa in generale si decide anche in che modo formare il proprio carattere la propria personalità, quindi perché è importante per i ragazzi leggere fumetti per capire chi essere anche nella vita, cioè quali sono gli aspetti che si vogliono potenziare. Ci sono tanti ragazzi che preferiscono leggere fumetti giapponesi e quindi magari hanno un indole più “sentimentale” e dipende poi cosa si vuole potenziare nella propria vita. Io, ad esempio, per quanto riguarda il mondo dei ragazzi ho scritto il fumetto che si chiama “Il mondo in un punto fisso” che racconta la storia  di un ragazzo autistico calato proprio nel contesto classe, quindi è un libro indirizzato proprio ai ragazzi che vivono l’adolescenza all’interno della scuola, infatti in questo libro si parla di bullismo di sederebullismo di autismo appunto: di quanto i ragazzi sentono il peso del giudizio altrui ed è questa una delle cose fondamentali il giudizio degli altri diventa preponderante rispetto a quello che si è. E io dico sempre i ragazzi invece dovrebbero avere la consapevolezza di quanto siano forti e non fragili, perché spesso lo vediamo anche nelle nostre classi i ragazzi hanno fragilità e si fanno sopraffare da quelle fragilità: il fumetto paradossalmente può essere un lenitivo per per tutte queste fragilità, quindi si può aiutare i ragazzi nella formazione sia personale per quella identitaria, ma anche per quella scolastica».

«C’è un autore, un titolo o una storia che per te rappresenta l’essenza del fumetto come forma d’arte e strumento di comunicazione?»

«Assolutamente sì, ce n’è uno di tutti che può sembrare veramente un fumetto per bambini ma per questo dico iniziare a leggere da piccoli diventa poi un passepartout per altre letture. “Topolino” se lo leggono i ragazzi poi possono fare passi in avanti e crescere come lettori e io nello specifico ti dico non una sola opera, ma tre opere, che sono fondamentali non solo nella storia del del fumetto, ma anche come forma d’arte di comunicazione. Uno su tutti sicuramente è “Corto Maltese“ di Yugo Pratt: che è un fumetto che penso tutti debbano leggere ma già soltanto alcune storie come la ballata del mare salato ad esempio attraverso Corto Maltese si può scoprire parte della storia ma soprattutto vedere quanto Yugo Pratt abbia raccontato l’arte attraverso il suo personaggio che è Corto Maltese. Un altro fumetto che è degno di essere nella top three nelle letture di tutti i fumettisti, ma soprattutto per quanto riguarda il fumetto come forma narrativa e di comunicazione è sicuramente “Tintin” di Hergé, perché ancora oggi è un caposaldo e nella sua semplicità: perché ecco Hergé era molto sintetico nella nella sua narrazione riesce ad essere efficace e soprattutto un capolavoro. Ultimo sicuramente è “Dylan Dogg” qui riproposto in versione libraria, ma Dylan Dogg è un fumetto da edicola da quasi quarant’anni, come dicevo prima all’essere che avevo portato Dylan Dogg riesce ad essere esplicativo di un mondo contemporaneo ma allo stesso tempo fa riscoprire tanti classici e quindi nella forma della comunicazione di Tiziano Sclavi che è il creatore di Dylan Dogg ritorna quello che dicevamo all’inizio cioè il fumetto in Dylan Dogg: soprattutto non è soltanto fumetto, ma è anche cinema e modi diversi di comunicare e è una vera e propria totalità, come mezzo di comunicazione, quindi sì decisamente Dylan Dogg, Tintin e Corto Maltese sono l’emblema della comunicazione per il mondo del fumetto».

«Ti ringrazio soprattutto per la chiarezza, ti intervisterò ancora, molto sicuramente, perché ti conosco bene, siamo stati colleghi e so che sei ricco di risorse».

«Grazie mille Tiziana grazie a te per l’ospitalità».

Qui il link per vedere l’intervista nel mio canale YouTube: https://youtu.be/-IY7gns8kfE?si=vD9HD5GRfmcK8EVk

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