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di Tiziana Mazzaglia
Nel mondo contemporaneo, sempre più persone si sentono affascinate da oggetti che presentano tratti “mostruosi”, bizzarri o inquietanti. I Labubu, pupazzi da collezione con occhi grandi, denti affilati e un aspetto grottesco ma simpatico, ne sono un esempio perfetto. Ma cosa spinge l’essere umano ad amare
ciò che dovrebbe, in teoria, respingere? Una delle ragioni principali risiede nella teoria del “perturbante”, elaborata da Freud: ciò che è familiare ma anche estraneo allo stesso tempo provoca in noi attrazione e disagio, stimolando la curiosità. I Labubu, pur essendo pupazzi, somigliano a creature fantastiche o a mostri delle fiabe, evocando il nostro inconscio infantile e la fascinazione per il mistero. C’è poi un aspetto estetico e culturale: la cultura pop ha ormai sdoganato il brutto, il difettoso, l’inquietante. In un’epoca di omologazione estetica, il “mostruoso” diventa simbolo di unicità, ribellione e identità alternativa. Collezionare figure come i Labubu significa spesso distinguersi, creare un legame affettivo con qualcosa di originale e al di fuori delle convenzioni.
ciò che dovrebbe, in teoria, respingere? Una delle ragioni principali risiede nella teoria del “perturbante”, elaborata da Freud: ciò che è familiare ma anche estraneo allo stesso tempo provoca in noi attrazione e disagio, stimolando la curiosità. I Labubu, pur essendo pupazzi, somigliano a creature fantastiche o a mostri delle fiabe, evocando il nostro inconscio infantile e la fascinazione per il mistero. C’è poi un aspetto estetico e culturale: la cultura pop ha ormai sdoganato il brutto, il difettoso, l’inquietante. In un’epoca di omologazione estetica, il “mostruoso” diventa simbolo di unicità, ribellione e identità alternativa. Collezionare figure come i Labubu significa spesso distinguersi, creare un legame affettivo con qualcosa di originale e al di fuori delle convenzioni.Nota: Immagini a solo scopo illustrativo. Nessun contenuto promozionale o sponsorizzato.
