di Tiziana Mazzaglia
Parlare di ictus significa parlare di tempo. Perché quando l’ictus colpisce, ogni minuto conta. Eppure, c’è un tempo ancora più prezioso: quello della prevenzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo si registrano oltre quindici milioni di casi di ictus, con circa cinque milioni di decessi. In Italia, l’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, e la prima causa di disabilità permanente. I numeri parlano chiaro: circa 150.000 persone vengono colpite ogni anno, e più di un terzo ne esce con gravi difficoltà motorie o cognitive. Ma l’ictus non riguarda solo gli esseri umani. Anche i cani possono esserne colpiti, anche se in misura minore e spesso con sintomi più difficili da riconoscere. L’ictus nei cani, come spiegano i veterinari, può presentarsi con perdita di equilibrio, difficoltà a camminare, rotazione degli occhi (nistagmo), perdita di coscienza o cambiamenti improvvisi nel comportamento. Anche qui, il tempo è cruciale, e il riconoscimento precoce dei segnali può fare la differenza tra la vita e la morte. Il poeta Rainer Maria Rilke scriveva: «La salute è la più grande di tutte le libertà». Prevenire l’ictus, significa difendere quella libertà, per noi e per chi ci è accanto, anche se ha quattro zampe. Prevenire si può, si deve. Per le persone, significa:
– Controllare pressione, colesterolo, glicemia.
– Seguire una dieta equilibrata, come quella mediterranea.
– Fare attività fisica regolare.
– Evitare fumo e alcol.
– Riconoscere i sintomi precoci: difficoltà a parlare, viso asimmetrico, debolezza a un braccio (FAST: Face, Arms, Speech, Time).
Per i cani, la prevenzione passa attraverso:
– Controlli regolari dal veterinario.
– Corretta alimentazione e peso forma.
– Evitare stress eccessivi e traumi cranici.
– Attenzione a malattie cardiache e coagulopatie.
Il cinema ha raccontato l’ictus con intensità: in Amour di Michael Haneke, vediamo come la malattia cambia il volto dell’amore e della vita quotidiana. Anche nel film The Father, con Anthony Hopkins, la fragilità neurologica, sebbene diversa, ci ricorda quanto sia prezioso ogni istante lucido e autonomo. Per i nostri animali, non esistono film o romanzi che raccontino il loro dolore, ma i loro occhi bastano a commuoverci. La responsabilità è nostra: amare significa anche proteggere, prima ancora che curare. E allora, oggi più che mai, serve consapevolezza. Prevenire l’ictus è un atto d’amore verso noi stessi, i nostri cari e i nostri animali. Perché nessuna creatura dovrebbe perdere il proprio tempo, se lo si può salvare con un gesto, con una visita, con attenzione. Come direbbe Cesare Pavese: «La salute è un bene che si nota solo quando manca». Non aspettiamo quel momento.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
