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Ictus: la prevenzione può salvare

29/10 Giornata Mondiale della prevenzione dell'Ictus

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Parlare di ictus significa parlare di tempo. Perché quando l’ictus colpisce, ogni minuto conta. Eppure, c’è un tempo ancora più prezioso: quello della prevenzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo si registrano oltre quindici milioni di casi di ictus, con circa cinque milioni di decessi. In Italia, l’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, e la prima causa di disabilità permanente. I numeri parlano chiaro: circa 150.000 persone vengono colpite ogni anno, e più di un terzo ne esce con gravi difficoltà motorie o cognitive. Ma l’ictus non riguarda solo gli esseri umani. Anche i cani possono esserne colpiti, anche se in misura minore e spesso con sintomi più difficili da riconoscere. L’ictus nei cani, come spiegano i veterinari, può presentarsi con perdita di equilibrio, difficoltà a camminare, rotazione degli occhi (nistagmo), perdita di coscienza o cambiamenti improvvisi nel comportamento. Anche qui, il tempo è cruciale, e il riconoscimento precoce dei segnali può fare la differenza tra la vita e la morte. Il poeta Rainer Maria Rilke scriveva: «La salute è la più grande di tutte le libertà».  Prevenire l’ictus, significa difendere quella libertà, per noi e per chi ci è accanto, anche se ha quattro zampe. Prevenire si può, si deve. Per le persone, significa:

– Controllare pressione, colesterolo, glicemia.

– Seguire una dieta equilibrata, come quella mediterranea.

– Fare attività fisica regolare.

– Evitare fumo e alcol.

– Riconoscere i sintomi precoci: difficoltà a parlare, viso asimmetrico, debolezza a un braccio (FAST: Face, Arms, Speech, Time).

Per i cani, la prevenzione passa attraverso:

– Controlli regolari dal veterinario.

– Corretta alimentazione e peso forma.

– Evitare stress eccessivi e traumi cranici.

– Attenzione a malattie cardiache e coagulopatie.

Il cinema ha raccontato l’ictus con intensità: in Amour di Michael Haneke, vediamo come la malattia cambia il volto dell’amore e della vita quotidiana. Anche nel film The Father, con Anthony Hopkins, la fragilità neurologica, sebbene diversa, ci ricorda quanto sia prezioso ogni istante lucido e autonomo. Per i nostri animali, non esistono film o romanzi che raccontino il loro dolore, ma i loro occhi bastano a commuoverci. La responsabilità è nostra: amare significa anche proteggere, prima ancora che curare. E allora, oggi più che mai, serve consapevolezza. Prevenire l’ictus è un atto d’amore verso noi stessi, i nostri cari e i nostri animali. Perché nessuna creatura dovrebbe perdere il proprio tempo, se lo si può salvare con un gesto, con una visita, con attenzione. Come direbbe Cesare Pavese: «La salute è un bene che si nota solo quando manca». Non aspettiamo quel momento.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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