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IA e cittadini

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

L’Europa mette regole all’intelligenza artificiale ma la vera partita si gioca nelle nostre vite quotidiane. Con l’approvazione dell’AI Act da parte del Parlamento Europeo l’Unione ha scelto di classificare i sistemi di AI in base al rischio, vietando alcune pratiche considerate lesive dei diritti fondamentali e imponendo obblighi stringenti per quelle ad alto impatto, in un contesto in cui oltre il 60% degli europei utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana e circa un lavoratore su tre dichiara di interagire con sistemi automatizzati sul posto di lavoro. I dati mostrano che più del 70% dei cittadini riconosce i benefici in termini di efficienza e innovazione, ma oltre la metà teme un uso improprio dei dati personali e una perdita di controllo sulle decisioni che li riguardano. La questione non è soltanto tecnica o normativa, è profondamente culturale: quando un algoritmo valuta una candidatura, suggerisce una diagnosi o determina l’accesso a un servizio, introduce un nuovo tipo di autorità, invisibile e spesso incomprensibile. L’AI Act prova a imporre trasparenza e responsabilità, ma impone anche una riflessione collettiva su che cosa significhi fidarsi di una macchina e su quale equilibrio vogliamo costruire tra innovazione e diritti. La regolazione europea si presenta come un tentativo di umanizzare la tecnologia, di ricordare che dietro ogni dato c’è una persona e che l’efficienza non può diventare l’unico criterio di giudizio, perché la dignità e la libertà restano valori non automatizzabili.

 

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

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