di Tiziana Mazzaglia
Ogni anno assistiamo a un’ondata di novità: progetti innovativi, linee guida riformate, attività extracurricolari, laboratori, competenze trasversali, life skills, educazioni di ogni tipo: ambientale, civica, digitale. Tutto in nome del cambiamento. Ma a ben guardare, l’unica cosa che cambia è il modo in cui si traveste l’illusione. I programmi sono sempre quelli, le ore non aumentano, le risorse economiche stagnano, e il tempo per lavorare veramente con i ragazzi evapora tra riunioni, burocrazia e piattaforme digitali. I docenti, invece di essere considerati risorse preziose, vengono spesso usati come “tappa buchi”, assegnati a classi senza criteri pedagogici, con incarichi improvvisati, coprendo ore di supplenza o attività fuori dalla loro formazione. Si dà sempre più peso alle richieste delle famiglie, a scapito del senso educativo: compiti dimezzati o eliminati del tutto per non “affaticare” gli studenti, note disciplinari ignorate dai genitori e derise dai ragazzi, che percepiscono l’insegnante come una figura debole, delegittimata. Nel frattempo, i docenti lavorano in orari da impiegati senza alcun riconoscimento economico: lezioni anche nel pomeriggio, riunioni a cavallo degli orari scolastici, continue comunicazioni su cellulare, mail e chat anche la domenica a pranzo, senza diritto alla disconnessione, senza buoni pasto, senza aumenti. Gli incarichi retribuiti? Sempre alle stesse persone, sempre negli stessi giri. La scuola è diventata una macchina che pretende sempre di più, dando sempre meno. Una macchina che finge di innovare, ma non ascolta, non riforma davvero, non tutela chi ogni giorno tiene in piedi le classi. Non si può rattoppare all’infinito un cappotto logoro. È ora di cucirne uno nuovo. Con materiali migliori, con mani competenti e con il rispetto che l’educazione merita dando il giusto rispetto al docente che forma ed educa ed è un professionista non un badante per adolescenti.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
