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di Tiziana Mazzaglia
Il lavoro minorile è la fotografia più dura dell’ingiustizia: un bambino che lavora non “aiuta”, sopravvive, e spesso paga con scuola perduta, salute compromessa, futuro rubato. I numeri, quando sono veri, non sono freddezza: sono la misura dell’urgenza. Le nuove stime congiunte ILO–UNICEF (Global Estimates 2024, diffuse nel 2025) indicano che nel 2024 quasi 138 milioni di bambini e bambine (5–17 anni) erano ancora in lavoro minorile nel mondo, e circa 54 milioni svolgevano lavori pericolosi, quelli che mettono direttamente a rischio salute, sicurezza o sviluppo (ILO/UNICEF, 2025). È un miglioramento rispetto all’inizio del 2020, quando la stima era 160 milioni, ma è anche la conferma di una promessa mancata: l’obiettivo globale di eliminare il lavoro minorile entro il 2025 non è stato raggiunto (ILO/UNICEF, 2025). E se vuoi capire dove si annida di più, guarda la geografia economica: l’ILO riporta che l’agricoltura resta il settore principale, con il 61% di tutti i casi, seguita dai servizi (27%) e dall’industria (13%) (ILO, 2025). Dietro quel 61% ci sono piccoli campi, raccolti stagionali, allevamenti familiari, pesca e lavori invisibili che non passano dai contratti, ma dai bisogni; e ci sono catene di fornitura che a volte preferiscono non vedere. Gli esperti insistono su un punto che spesso viene ignorato: non si “toglie” un bambino dal lavoro senza mettere qualcosa al suo posto; e quel qualcosa è una rete, non una predica. Serve scuola accessibile e di qualità, ma serve anche protezione sociale, redditi dignitosi per gli adulti, servizi che alleggeriscano il lavoro di cura, e controlli che non colpiscano i più poveri lasciando intatte le grandi ipocrisie. Serve, soprattutto, un linguaggio nuovo: non “bambini che lavorano”, ma “infanzie sottratte”, perché le parole cambiano la soglia della tolleranza. La poesia di questa giornata è un’immagine semplice: un quaderno al posto di un attrezzo, un banco al posto di una miniera, un tempo per giocare al posto di un turno. E poi una consapevolezza adulta: ogni prezzo troppo basso, ogni acquisto senza domande, ogni filiera senza trasparenza può essere una porta aperta sull’infanzia di qualcun altro; chiudere quella porta è un gesto di civiltà, non un lusso.
L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.
