di Tiziana Mazzaglia
Il giornalismo è una dura strada che si percorre negli anni: tra studio, formazione ed esperienza. Noi colleghi iscritti all’albo, abbiamo sudato ogni virgola della nostra firma! E poi, oggi chiunque apra un blog o faccia due domande in strada si auto definisce “giornalista”? No, non lo siete e vendete fumo e non verità! Io una laurea l’ho presa. Un master l’ho concluso. Ho fatto due anni di praticantato, tra articoli sottopagati e nottate a inseguire notizie. Ho sostenuto gli esami di abilitazione. Ogni anno seguo corsi di aggiornamento obbligatori per legge, ogni anno pago una quota all’Ordine dei Giornalisti, per esercitare la professione nel rispetto delle regole. E poi? Poi arriva il brillante di turno che apre un profilo Instagram o un sito qualsiasi e si firma “giornalista” sotto un selfie con un microfono. Questa non è libertà di espressione. È abuso di un titolo! È una mancanza di rispetto per una professione che è fatta di responsabilità, di deontologia, di verifica dei fatti. Un giornalista non è uno che “scrive bene” o che “ha tanti follower”. È uno che sa cosa vuol dire tutelare la verità, affrontare una querela, rispettare il codice etico. Il giornalismo non è un hobby, non è un’identità Instagram, non è un hashtag. È una professione riconosciuta, regolamentata, vigilata. E va difesa, non confusa. Chi scrive senza titolo può essere un ottimo comunicatore. Ma non è un giornalista. E finché lo si permetterà, continueremo a svilire una professione che ha già perso troppo. Voglio sensibilizzare, almeno i miei lettori, sull’importanza di rispettare la professione giornalistica e le sue regole, sottolineando che l’uso improprio del titolo di “giornalista” non solo è illegale, ma mina la credibilità e l’integrità dell’informazione stessa. Se notate gente che intervista, in particolare sui social, spacciandosi per giornalista contraltare l’albo online e se non li trovate iscritti segnalateli all’ordine! Perché a questo punto se una mattina si svegliano e si scrivono “giornalista”, state molto attenti, perché magari domani si scriveranno “avvocato” o “pediatra”!
