Home » Disinformazione online: la scienza spiega perché il nostro cervello crede alle fake news

Disinformazione online: la scienza spiega perché il nostro cervello crede alle fake news

di Tiziana Mazzaglia

di Tiziana Mazzaglia

Ogni giorno il nostro cervello viene esposto a una quantità di informazioni che nessuna generazione precedente ha mai dovuto elaborare. Notizie, video, fotografie, post sui social network, messaggi inoltrati nelle chat e contenuti prodotti anche dall’intelligenza artificiale si susseguono senza sosta. In questo flusso continuo, distinguere il vero dal falso non è soltanto una questione di cultura o di esperienza: è una sfida che coinvolge il funzionamento stesso della mente umana. La disinformazione rappresenta oggi uno dei fenomeni più studiati da psicologi, neuroscziati, sociologi e ricercatori dell’informazione. Il cervello umano utilizza scorciatoie cognitive, chiamate euristiche, che possono renderci vulnerabili ai contenuti emotivi. Il bias di conferma ci porta a credere più facilmente alle informazioni che rafforzano le nostre convinzioni. Le neuroscienze hanno dimostrato che emozioni come paura, rabbia e sorpresa favoriscono la memorizzazione e la condivisione dei contenuti. Uno studio pubblicato nel 2018 sulla rivista Science dai ricercatori del MIT Soroush Vosoughi, Deb Roy e Sinan Aral ha dimostrato che le notizie false si diffondono più rapidamente e raggiungono più persone rispetto a quelle vere. Anche gli algoritmi dei social network contribuiscono a creare le cosiddette camere dell’eco, mentre l’intelligenza artificiale rende sempre più difficile distinguere tra contenuti autentici e manipolati. Verificare una notizia significa applicare il metodo scientifico: confrontare le fonti, analizzare il contesto e cercare prove indipendenti. Il giornalismo professionale resta un presidio fondamentale perché fondato sulla verifica dei fatti e sul rispetto della deontologia. La verità richiede tempo, metodo e prove; la disinformazione, invece, spesso si accontenta di un semplice clic.

L’immagine allegata è stata creata con l’Intelligenza Artificiale.

Ti potrebbe interessare anche