di Tiziana Mazzaglia
Emilio Fede, nato il 24 giugno 1931 a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, è stato una figura emblematica del giornalismo italiano. La sua carriera, iniziata nella carta stampata, lo ha portato a collaborare con testate come Il Momento, Mattino di Roma e la Gazzetta del Popolo di Torino. Nel 1958 è entrato in Rai, dove ha svolto il ruolo di inviato speciale in Africa per otto anni, documentando eventi cruciali in oltre 40 Paesi durante il periodo della decolonizzazione. Negli anni successivi, Fede ha ricoperto ruoli di rilievo nella televisione italiana, conducendo il TG1 dal 1976 al 1981 e assumendone la direzione dal 1981 al 1983. Nel 1989 ha lasciato la Rai per entrare in Fininvest, dove ha diretto Videonews e successivamente Studio Aperto. Dal 1992 al 2012 è stato direttore del TG4, diventando un volto noto e controverso del telegiornale serale di Rete 4. Tra le sue frasi celebri, si ricordano:
«Quando si impone la giustizia non è una vittoria, è qualcosa di più. Non ci sono né vinti né vincitori»;
«La telecamera per me – posso dirlo? – è come un orgasmo»;
«Se nessuno parlerà male di te, ti devi preoccupare».
Fede è stato protagonista di momenti memorabili della televisione italiana, come l’annuncio in diretta dell’inizio della guerra del Golfo nel 1991 e la notizia dell’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Tuttavia, la sua carriera è stata segnata anche da gaffe, come quando, durante un telegiornale, la regia mandò in onda per errore la foto di Silvio Berlusconi al posto di quella di Saddam Hussein, portandolo a esclamare in diretta: “Che figura di m…”. Emilio Fede si è spento il 2 settembre 2025, all’età di 94 anni, presso la Residenza San Felice di Segrate, vicino Milano, dove era ricoverato da tempo. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca per il giornalismo italiano.
